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Basta pagare per errori altrui!

Sono anni ormai – cinque! – che decine e decine di cittadini continuano a rivolgersi agli uffici dell’ADOC per dei verbali di accertamento e contestazione dell’Asl per un errato codice di autocertificazione di esenzione per prestazioni sanitarie. Errori indotti da una cattiva comunicazione e svolgimento delle pratiche necessarie, errori che spesso non possono neanche essere rettificati successivamente. 

 

La vicenda

A seguito di disposizioni della Regione Toscana – in attuazione del DGR n.39 del 21.01.2013 – l’Asl Toscana Centro effettua delle operazioni di controllo, con cinque anni di ritardo, sulla veridicità delle autocertificazioni rese dagli utenti: nel 2019 sono infatti arrivati le sanzioni relative al 2014, nel 2020 quelle del 2015 e così via, fino alle ultime arrivate a gennaio 2023 e riferite al 2018. La maggior parte delle sanzioni, da un controllo incrociato elaborato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è per via di un’errata autocertificazione sanitaria: principalmente la confusione è tra l’esenzione per reddito (sbagliata) e quella per prestazione (corretta).

La dimensione e l’origine del problema

Ogni anno in Toscana Centro arrivano tra i seimila e i settemila verbali di contestazione e ben nel 60% dei casi tale controllo – a cui segue la sanzione – è errato, il che provoca l’annullamento del verbale a seguito del ricorso.

Ma sono veramente i cittadini a sbagliare? Nella maggioranza dei casi ad inserire il codice d’esenzione non è il singolo cittadino, ma il suo medico di base o addirittura l’Asl stessa: qualora fosse il cittadino a sbagliare è corretto che paghi quanto dovuto al SSN – comunque non con cinque anni di ritardo e per i cinque successivi – non lo sarebbe se l’errore fosse imputabile ad altri. Perchè per i cinque anni successivi? Perché i primi verbali sono arrivati solo nel 2019 e riferiti a prestazioni del 2014: senza essere a conoscenza dell’errore – la cui responsabilità ripetiamo non essere la sua – il cittadino ha continuato a commetterlo almeno fino all’anno in cui è arrivata la sanzione. 

A questo si deve aggiungere la cattiva informazione orale da parte degli stessi operatori aziendali, come la confusione tra soglia di reddito personale e del nucleo familiare oppure tra i termini “disoccupato” e “inoccupato”, con i secondi che dovevano pagare il ticket a differenza dei primi. Infine, si specifica che i medici vedono solo i codici di esenzione per reddito e non quelli delle esenzioni per patologia – come citato poc’anzi, per motivi di privacy – con la conseguenza che gli specialisti, spesso non a conoscenza della storia clinica completa del paziente a differenza del medico di base, non vedono eventuali esenzioni per patologia ma solo quelle per reddito.

 

L’azione dell’ADOC

Già tre anni fa, nel 2021, l’ADOC – su iniziativa del Presidente regionale Leonardo Ferroni – ha presentato un’istanza, insieme al Difensore Civico Dott. Sandro Vannini, alla Giunta Regionale Toscana, alla quale non è mai stata data una risposta.

Tale istanza si concentrava principalmente su tre punti chiave: i tempi di invio della procedura d’accertamento, per cui dopo cinque anni è difficile anche risalire alla prestazione in oggetto; gli errori negli avvisi bonari che poi vengono “annullati”, solo a seguito della procedura di riesame negativa dell’esenzione per patologia, la cui verifica non è automatica come nel caso di quella per reddito e soprattutto sottoposta a forte regime di tutela della privacy; la reiterazione inconsapevole dell’errore, dato che la consapevolezza per il cittadino è arrivata solo a seguito della prima notifica, cinque anni dopo il primo errore, che con tutta probabilità sarà stato ripetuto per gli anni a seguire.

 

I prossimi passi

Dopo l’istanza fatta alla Regione, nonostante sia arrivata la volontà dell’Asl Toscana Centro di avviare un’istruttoria serie e attenta – solo in caso di reclami – e la dichiarazione di essere a conoscenza del problema, ancora latitano le risposte delle istituzioni e le conseguenti azioni legislative per risolvere il problema. Se questo venisse interpretato in malafede, verrebbe da dire che si continua a scaricare – illecitamente – i costi del servizio pubblico sulle spalle dei soliti noti.