L’incontro di ieri, lunedì 6 luglio in sede prefettizia a Massa, alla presenza della proprietà, del Prefetto, delle principali autorità locali e dei sindacati confederali UIL, CGIL e CISL sulla crisi di Italian Sea Group ha evidenziato una situazione di estrema gravità per la tenuta occupazionale delle relative maestranze, sia per quelle dirette che per quelle indirette dell’indotto. Stiamo parlando di circa 1500 lavoratori.
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CGIL, CISL e UIL Toscana proclamano per il 9 luglio uno sciopero regionale (intera giornata) dei settori industriali e manifatturieri, con manifestazione a Firenze. Si tratta del primo sciopero a memoria in queste modalità. L’iniziativa è stata presentata stamani a Firenze presso la sede Cisl Toscana, alla presenza di Fabio Berni (segreteria Cgil Toscana), Silvia Russo (segretaria generale Cisl Toscana) e Paolo Fantappiè (segretario generale Uil Toscana). Nel dettaglio, lo sciopero riguarda le lavoratrici e i lavoratori delle imprese riconducibili ai comparti connessi alle attività manifatturiere (sezione ATECO C), alla fornitura di energia elettrica e gas, al servizio idrico integrato e alla gestione dei rifiuti (sezioni ATECO D, E).
La manifestazione di Firenze prevede il concentramento in piazza Bambine e Bambini di Beslan alle 9:30; il percorso toccherà viale Strozzi, via Ridolfi, piazza Indipendenza, via XXVII aprile e piazza San Marco con arrivo in via Cavour davanti alla Prefettura dove sono in programma gli interventi dei segretari generali di Cgil-Cisl-Uil Toscana Rossano Rossi, Silvia Russo e Paolo Fantappiè. In occasione della manifestazione, una delegazione di sindacalisti sarà ricevuta in Confindustria Toscana, in Regione Toscana e in Prefettura per illustrare ragioni e scopi della mobilitazione.
Paolo Fantappiè (segretario generale Uil Toscana): “Ci aspettiamo una grande partecipazione alla manifestazione del 9 luglio a Firenze, perché la crisi che sta attraversando l’industria toscana è ormai profonda e coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori. Oggi sono aperti 22 tavoli di crisi che interessano circa 5.000 persone e, soprattutto, manca una prospettiva industriale capace di guardare oltre l’emergenza. La Toscana non può vivere soltanto di turismo e servizi: senza un manifatturiero forte si indebolisce l’intero sistema economico regionale. Servono investimenti, innovazione, formazione e una strategia condivisa tra Governo, Regione e parti sociali per rilanciare il lavoro di qualità. La vertenza di Piombino è il simbolo di questa situazione: oltre 1.500 lavoratori attendono da anni un vero progetto industriale. È il momento di passare dagli annunci ai fatti, con politiche che sostengano l’industria, valorizzino il lavoro e favoriscano anche una nuova imprenditoria capace di investire sul futuro della Toscana”.
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CISL e UIL Toscana manifestano la propria ferma opposizione all’aumento delle tariffe del trasporto pubblico locale, giustificato con le conseguenze della crisi energetica. In un contesto già caratterizzato dalla stagnazione salariale, dalla diffusione del lavoro precario e sottopagato, dall’incremento dei costi quotidiani e dalla progressiva erosione del potere d’acquisto, far ricadere ulteriori oneri economici su lavoratori, pensionati, studenti, famiglie e pendolari rappresenterebbe una decisione inaccettabile. Il trasporto pubblico costituisce infatti un servizio fondamentale per garantire l’accesso al lavoro, all’istruzione e ai servizi essenziali, e non può essere considerato un elemento secondario.
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La Toscana sta vivendo una delle fasi più difficili degli ultimi anni per il proprio sistema industriale e manifatturiero. Al netto del buon andamento di alcuni comparti, una parte fondamentale dell’economia regionale è entrata in una fase di forte sofferenza che coinvolge migliaia di lavoratrici e lavoratori, centinaia di imprese e interi distretti produttivi.
CGIL CISL UIL Toscana proclamano per il 9 luglio 2026 uno sciopero regionale dei settori industriali e manifatturieri con manifestazione a Firenze.
AL GOVERNO CHIEDIAMO UNA POLITICA INDUSTRIALE VERA
Non è più sufficiente affrontare le singole crisi aziendali una alla volta. Serve una strategia nazionale per difendere e rilanciare l’industria italiana e le sue filiere produttive.
ALLE ASSOCIAZIONI DATORIALI, AI GRANDI GRUPPI E AI BRAND CHIEDIAMO RESPONSABILITÀ
Non è accettabile che, dopo anni di utili rilevanti senza che questi fossero adeguatamente destinati agli investimenti e alla valorizzazione del lavoro, si affermi un modello di gestione della crisi che trasferisca integralmente i relativi costi alle imprese della filiera e ai lavoratori, esonerando altri attori economici dalla condivisione degli oneri connessi. Le grandi imprese e i grandi marchi che hanno costruito il proprio successo sulla qualità delle produzioni toscane devono assumersi responsabilità concrete e investire sul territorio toscano.
ALLA REGIONE TOSCANA CHIEDIAMO DI ACCELERARE IL CONFRONTO SULL’INDUSTRIA
La Regione deve assumere un ruolo di coordinamento e di iniziativa. Chiediamo la convocazione immediata di un tavolo regionale sull’industria e sulle filiere produttive, che si articoli in specifici tavoli di confronto settoriali e distrettuali, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali, delle istituzioni locali, delle grandi aziende e dei principali brand che operano in Toscana.
IL LAVORO NON SI DELOCALIZZA.
LE FILIERE NON SI SMANTELLANO.
L’INDUSTRIA TOSCANA VA DIFESA E RILANCIATA
Seguiamo con apprensione le ultime notizie sul risiko bancario in atto, che vedono sul tavolo importanti operazioni che riguardano Monte dei Paschi, sul cui futuro si stanno moltiplicando analisi ed ipotesi.
Sosteniamo la necessità e l’importanza del radicamento sul territorio toscano di un importante polo bancario, il terzo in Italia. A maggior ragione in questo momento, dove tale presenza è resa ancor più imprescindibile dalla necessità di investimenti e stabilità per far ripartire l’industria ed il mondo del lavoro in Toscana.
Allo stesso momento pensiamo che un tale investimento, se si concretizzasse, non potrebbe prescindere dalla salvaguardia dei livelli occupazionali e delle filiali sul territorio, il quale sta già scontando anni di desertificazione dei servizi, soprattutto nelle aree interne.
Chiediamo pertanto che siano preservati l’identità ed il radicamento della banca Monte dei Paschi in Toscana, unitamente all’occupazione sul territorio. Secondo noi qualsiasi progetto non può ignorare questi elementi. Siena e la Toscana non possono permettersi di vedere sparire la propria banca di riferimento!
Paolo Fantappiè (Segretario Generale UIL Toscana) e Marco Spinella (Segretario Generale UILCA Toscana)
Come UIL Toscana e UIL Trasporti Toscana esprimiamo netta contrarietà all’ipotesi di aumentare il prezzo dei biglietti del trasporto pubblico locale a seguito della crisi energetica. In una fase segnata dalla crisi dei salari, dal lavoro povero e precario, dall’aumento del costo della vita e dalla perdita di potere d’acquisto, scaricare ulteriori costi su lavoratori, pensionati, studenti, famiglie e pendolari sarebbe una scelta profondamente sbagliata. Il trasporto pubblico non è un servizio accessorio, ma uno strumento essenziale per raggiungere il lavoro, la scuola, l’università e i servizi.
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La notizia riportata questa mattina dell’aggressione fisica e verbale a tre ispettori del lavoro, avvenuta in un cantiere privato di Badia a Settimo (FI) dopo che questi avevano riscontrato delle irregolarità, compresi dei lavoratori a nero, è preoccupante.
Condanniamo fermamente tale atto ignobile, reso ancor più grave dall’attività delle vittime, volta al rispetto della legalità e della stessa sicurezza sul lavoro, ed esprimiamo la nostra solidarietà ai tre ispettori colpiti. Come UIL Toscana chiediamo da tempo di aumentare i controlli, assumendo più ispettori, per evitare che le carenze di ispezioni – si parla di una ogni 14 anni per ciascuna azienda – portino a lasciare campo libero tanto all’irregolarità quanto all’immunità.
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Secondo l’analisi presentata ieri da IRES sulla situazione dell’industria toscana, nonostante una crescita degli utili del 70% – circa 2,6 miliardi – e del valore della produzione dell’86% negli ultimi dieci anni, la retribuzione netta è cresciuta complessivamente solo dell’1%, andando addirittura in negativo nella metà dei comparti.
Secondo il Segretario Generale della UIL Toscana Paolo Fantappiè “da questi dati si conferma ciò che avevamo sempre sostenuto fin dal nostro ultimo congresso regionale di pochi giorni fa ovvero una forte diseguaglianza tra capitale e lavoro: mentre gli utili delle imprese toscane continuano ad aumentare, i salari – e con essi i consumi interni – restano fermi. Questo secondo noi dovrebbe imporre un forte atto di responsabilità da parte delle imprese toscane, a partire dalla sostenibilità sociale ”.
Continua Fantappiè – “serve un maggior ricorso alla contrattazione integrativa, per permettere alle lavoratrici ed ai lavoratori di aumentare lo stipendio netto in busta paga e quindi di recuperare quel potere d’acquisto perso negli anni. Non possiamo continuare su questa strada, serve una responsabilità sociale da parte delle imprese se vogliamo la sostenibilità economica, sociale ed ambientale, unico modo per risolvere le attuali diseguaglianze.”
“Infine – conclude Fantappiè – crediamo sia necessario anche abbassare le tasse locali e le tariffe per i servizi essenziali: tali provvedimenti incidono notevolmente nel riequilibrio delle diseguaglianze presenti oggi nei nostri territori e per questo chiediamo alle istituzioni locali di fare la loro parte”.