Lavoro e benessere, a Firenze la tavola rotonda della UIL su come costruire ambienti di lavoro più sani e inclusivi
Questa mattina nella sede centrale della UIL Toscana in via Corcos a Firenze si è tenuta la tavola rotonda “Lavoro&Benessere: come costruire ambienti di lavoro più sani e inclusivi?” organizzata dalla UIL Toscana.
Sono intervenuti il Segretario Generale UIL Toscana Paolo Fantappiè, la Responsabile Salute e Sicurezza UIL Toscana Federica Montaghi, la Responsabile Dip. Prevenzione, Salute e Sicurezza, Veterinaria Regione Toscana Giovanna Bianco, la Psicologa del Lavoro Beatrice Lazzeri e la Segretaria Confederale UIL nazionale Ivana Veronese, che terrà anche le conclusioni. Ha moderato il Responsabile comunicazione UIL Toscana Riccardo Imperiosi.
Il malessere lavorativo è ormai una dimensione diffusa, che riguarda fasce generazionali diverse con intensità crescenti. Secondo il Censis il 31,8% dei dipendenti dichiara di aver provato esaurimento, estraneità o sentimenti negativi verso il proprio lavoro, segnali chiari di burn-out. La situazione è ancora più critica tra i giovani, dove il fenomeno coinvolge quasi la metà (47,7%), mentre incide sul 28,2% degli adulti e sul 23,0% dei lavoratori più anziani. A questo si aggiunge un livello di stress particolarmente elevato: circa tre persone su quattro hanno vissuto ansia legata al lavoro (73,0%), faticano a trovare un equilibrio tra vita professionale e vita privata (76,8%), si sentono sopraffatte dalle responsabilità (75,9%) e percepiscono una pressione costante nelle attività quotidiane (73,9%). Circa 3 milioni di dipendenti soffrono inoltre della cosiddetta sindrome da corridoio, cioè il continuo travaso di ansie e disagi tra lavoro e vita privata, che riduce benessere soggettivo, qualità della vita e salute mentale. In questo quadro complesso emergono però anche i fattori che possono migliorare il benessere: per il 94,6% è decisivo un buon clima aziendale, seguito dalla autonomia operativa (93,1%), dal bilanciamento vita-lavoro (92,2%), dalla flessibilità degli orari (91,6%) e dal sentirsi valorizzati (87,6%). Infine, il 64,1% riconosce nello smart working un elemento capace di aumentare comfort e sostenibilità del lavoro.
Secondo i dati Inail, il quadro delle malattie professionali mostra una tendenza preoccupante, con denunce in costante aumento e numeri che non si registravano da decenni. Nel 2024 le segnalazioni hanno superato quota 88 mila, il livello più alto dagli anni 1976-1978, quando se ne contarono circa 80 mila. Rispetto al 2023, le denunce sono cresciute del 21,8%, pari a quasi 16 mila casi in più, un incremento che riflette sia l’emersione di patologie legate a condizioni di lavoro usuranti sia la maggiore consapevolezza dei lavoratori. Aumenta anche il numero delle persone coinvolte: nel 2024 i lavoratori ammalati sono stati 58 mila, il 18,7% in più rispetto ai quasi 49 mila dell’anno precedente. Un singolo lavoratore può presentare più denunce se colpito da diverse patologie, segnale ulteriore di una precarizzazione della salute nei luoghi di lavoro. Sul piano territoriale emerge con forza la Toscana, che con 13.698 denunce – pari al 15,5% del totale nazionale – è la regione con il maggior numero di casi, seguita dalla Puglia con 9.094 e dalle Marche con 7.716. Numeri che chiamano a una riflessione seria sulla prevenzione, sulla qualità dell’organizzazione del lavoro e sulla tutela effettiva della salute.



