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Fantappiè: “Tutelare il sistema moda, non riteniamo plausibile immaginare che un comparto simbolo del Made in Italy venga spinto verso la produzione legata alla difesa”

In merito alle dichiarazioni rilasciate su La Nazione dal presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa Lapo Baroncelli, che ipotizza una possibile riconversione di parte della manifattura verso il comparto della difesa, la UIL Toscana ribadisce una posizione chiara: la nostra organizzazione tutela il lavoro e la manifattura del territorio, continueremo sempre a cercare un confronto serio e costruttivo con le imprese.

La Toscana è una delle principali capitali europee del sistema moda: la filiera conta oltre 100 mila lavoratrici e lavoratori, più di 10 mila imprese tra tessile, pelletteria, calzature e abbigliamento e rappresenta una quota fondamentale dell’export regionale, con distretti di eccellenza come quelli di Prato per il tessile, di Santa Croce sull’Arno per la concia e dell’area metropolitana fiorentina per la pelletteria e la moda.

Proprio per questo, mentre il settore sta attraversando una fase complessa a livello internazionale, non riteniamo plausibile immaginare che un comparto simbolo del Made in Italy venga spinto verso la produzione legata alla difesa ed agli armamenti. Per la UIL il mondo della moda va difeso, sostenuto e rilanciato con investimenti, innovazione e qualità del lavoro, perché rappresenta identità, competenze e futuro per l’economia e per le comunità della Toscana.

In questo settore abbiamo una storia che parte dal Rinascimento, un saper fare artigianale e manifatturiero che rappresenta uno dei pilastri economici e culturali della nostra regione: non possiamo gettare la spugna dopo secoli di tradizione ed affermazione internazionale.

Servono investimenti privati – non solo pubblici – sulla manifattura, con un progetto industriale chiaro che sappia leggere i futuri bisogni di generazioni che stanno cambiando.

Abbiamo bisogno di riattivare il mercato ed i consumi interni aumentando gli stipendi, pagando di più le persone e stimolando i contratti aziendali, che ancora vengono applicati dalla minoranza delle imprese toscane. Oltre agli aumenti contrattuali necessari a sostenere il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, diventa fondamentale rafforzare gli ammortizzatori sociali e prevedere l’azzeramento dei contatori per le aziende colpite dalla crisi, così da consentire alle imprese di restare in piedi e farsi trovare pronte alla ripartenza del mercato internazionale, conflitti permettendo. Va bene lo sviluppo e la rapida creazione di tutte le infrastrutture programmate nella nostra regione, a patto che ci sia anche una risposta da parte del sistema in termini di maggiore occupazione e lavoro di qualità.

Attendiamo un confronto serio con tutti i protagonisti del mondo economico e politico per concentrarsi su poche cose concrete e certe da fare.

 

Paolo Fantappiè, Segretario Generale della UIL Toscana